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Il Simposio, Krogh: “La Legge Cirinnà è una pietra miliare, aiuterà le future generazioni”

Novembre 07, 2019

Intervista rilasciata da Anton Emilio Krogh ad “Il Simposio”

Parlare di estate in questi mesi… Sembrerebbe un paradosso. Eppure, è dovuto, dato che stiamo parlando dell’ultimo romanzo di Anton Emilio Krogh: Non si può fermare l’estate (Mursia, 2018). Avvocato, ma con la passione per la scrittura, aveva già dato alle stampe l’autobiografico Come me non c’è nessuno (Mursia, 2017).

Parlare di estate in questi mesi… Sembrerebbe un paradosso. Eppure, è dovuto, dato che stiamo parlando dell’ultimo romanzo di Anton Emilio Krogh: Non si può fermare l’estate (Mursia, 2018). Avvocato, ma con la passione per la scrittura, aveva già dato alle stampe l’autobiografico Come me non c’è nessuno (Mursia, 2017). In merito alla sua seconda opera, ci ha rilasciato la seguente intervista.

 Se posso permettermi: quanto c’è di autobiografico in questo romanzo? Carlo (che il padre vorrebbe avvocato, ma che ha invece la vocazione alla comunicazione) sembrerebbe somigliare a Lei…

Posso senz’altro dire che, al contrario di Come me non c’è nessuno, il mio romanzo di esordio autobiografico , il secondo libro racconta invece una storia di fantasia. Questo non esclude che la scrittura possa essere stata contaminata in senso positivo da esperienze ed emozioni personali, o, comunque, conosciute attraverso terze persone. Credo infatti che qualsiasi scrittore trasferisca qualcosa di sé nei propri libri, come probabilmente fanno i registi nei loro film.  

Nell’era degli smartphone e dei rapporti “liquidi” (o addirittura “usa e getta”), un’amicizia così reale e così duratura sembrerebbe una rarità… Lei ritiene ancora possibili le relazioni autentiche? Se sì, perché?

 Ho sempre coltivato l’amicizia, un sentimento e un valore in cui credo moltissimo, e per questo ho voluto celebrarla in Non si può fermare l’estate. Guardando i giovani e, soprattutto, i giovanissimi di oggi, mi ritengo fortunato per aver vissuto, fino a pochi anni fa, assolutamente libero da dipendenze da smartphone e tablet. Era un mondo in cui ci si conosceva stringendosi la mano e guardandosi negli occhi, un mondo in cui (sia in amicizia che in amore) “rischiavamo” l’incontro reale, con tutte le sue conseguenze : dall’alchimia più profonda e coinvolgente alla frustrazione del rifiuto o della delusione. Oggi, l’unico “ rischio” che corriamo è di trovarci soli tra quattro pareti e gli occhi fissi su uno schermo per ore, pieni di amici virtuali e di un’immensa solitudine. Ed è anche di questo che ho voluto raccontare, narrando la lunga estate di tre inseparabili amici che, inevitabilmente, anche a quarant’anni devono fare i conti con questa dipendenza, che ormai non risparmia più nessuno. L’era digitale ha sottratto moltissimo ai rapporti umani e (ad essere sincero) all’orizzonte non vedo prospettive di “umanizzazione “ troppo confortanti; ma, nonostante tutto, la mia natura di inguaribile ottimista mi spinge a credere che qualcosa accadrà e comprenderemo quanto abbiamo perso.

Visto che questa è una rivista LGBT, ci parli un po’ di Luca: quello che “si veste in modo eccentrico” e “preferisce la compagnia dei ragazzi”. Qual è il suo rilievo nella trama? Lo trova rappresentativo del ragazzo gay medio? O stereotipato?  semplicemente… se stesso?

Luca. “ Luca era il sole e la terra gli girava intorno “ Credo che questa frase con cui lo presento nel libro contenga tutto il suo personaggio. Si, ho eletto Luca a “testimonial” del ragazzo gay medio, di quello tutto muscoli e canotta che “esisto solo io“ e di cui (inutile negarcelo) è piena l’immensa comunità gay, non solo in Italia. È vivace, veloce; soprattutto, si beve la vita molto di più dei suoi due amici, che gli fanno da contraltare, ognuno per il suo verso. Ma è sempre se stesso, con un cuore grande, semplicemente nascosto da troppi muscoli.

L’estate del titolo è il calore dell’amicizia e della voglia di vivere. Le tre isole su cui la trascorrono i tre amici non sono scelte a caso, né solo “per dare colore”. Quanto realismo e quanto simbolismo ci sono nel romanzo?

L’ estate è il contenitore di tutto quello che siamo, la veloce sintesi della nostra vita. Su un’isola, poi, tutto questo viene decuplicato dall’essere circondati dal mare. Allora, ho scelto luoghi come Cuba o Mykonos, dove l’isolamento in mezzo all’oceano e al Mediterraneo si mescolano con antichi riti, con la musica e la danza che non si fermano mai, con voglie di amore e trasgressione e, soprattutto, con l’immaginario che da sempre certi luoghi ci ispirano.

Il forte legame fra i tre protagonisti è anche una salvezza contro il bullismo. Sembrerebbe un invito a non isolarsi, a combattere la prepotenza con la solidarietà fra “prede”. Cosa ci dice dei meccanismi che scatenano/combattono il bullismo? E quanto peso ha tuttora l’omofobia in questo fenomeno?

L’ amicizia tra Carlo, Ferdinando e Luca nasce sui banchi di scuola e si cementa proprio di fronte ad un episodio di bullismo. Il loro legame li salverà, perché il più grande nemico del bullismo è proprio la solitudine. Se guardiamo ai casi di cronaca di persone bullizzate , dietro molte storie troveremo sempre un’immensa solitudine, che spesso porta i soggetti anche alla morte. Ecco perché non dobbiamo mai isolarci e non dobbiamo mai fare finta di non vedere, perché, in quel momento, stiamo lentamente uccidendo qualcuno. Questo vale soprattutto per i giovani e per gli studenti a scuola. Il bullismo è sempre esistito. È un fenomeno adolescenziale, perché fondamentalmente, gli adolescenti possono essere molto crudeli, non avendo ancora (in molti casi) gli strumenti per discernere e comprendere la gravità e pericolosità di certe azioni. Si bullizza il compagno di scuola per qualche kilo in più, o la compagna di banco per un po’ di strabismo di Venere, fino ad arrivare alle forme più gravi di denigrazione per identità sessuale, colore di pelle, credo religioso. Bisogna reagire sempre e, soprattutto, bisogna difendere i più deboli dal “branco”: un po’ come è accaduto nel caso dei tre giovani amici di Non si può fermare l’estate. L’ omofobia meriterebbe un discorso a parte. Ha ancora profonde radici in alcune frange della società e, purtroppo, viene trasmessa ai giovani dagli adulti. I bambini e gli adolescenti assorbono come spugne e, se in famiglia si trasmettessero certi valori, sicuramente il compagno gay non verrebbe bullizzato, o quantomeno le probabilità sarebbero molto ridotte. Quindi, è un discorso assolutamente culturale, che va portato sempre avanti con tenacia, attraverso ogni forma possibile. La Legge Cirinnà sulle unioni civili rappresenta (per esempio) una di quelle pietre miliari del cambiamento che potrà aiutare le future generazioni quando finalmente, tra un po’ di anni – speriamo non troppi – arriverà a tutti il messaggio che l’amore è un sentimento libero, che vola alto e non conosce vincoli e classificazioni.

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